Interpretare, rielaborare, riabilitare (10/10/09)


Richiamo la vostra attenzione su tre modi di dire entrati nel senso comune:

interpretare un sogno  -  elaborare un lutto o un dolore  -  riabilitare un arto.

Il primo, l’interpretazione del sogno,  richiama la psicanalisi dove, attraverso libere associazioni, linguaggi primari, spostamento di affetti, vengono superate censure ecc. fin tanto che, alcuni “elementi” presenti nel sogno e incomprensibili alla loro prima apparizione , diventano comprensibili e utilizzabili consciamente.

Nella  elaborazione del lutto sembra esserci un processo per cui, dopo un evento doloroso, tutto richiama ad esso riproducendone  il dolore e rendendolo sempre presente.  La rielaborazione elide quei legami, parte inconsci e automatici,  che fino a prima rendeva impossibilie una lettura “serena” delle cose . Lo scopo ultimo  è quello significato dal detto “farsene una ragione”! Naturalmente, non per tutte le persono il lutto provoca lo stesso effetto e alla stessa maniera.

Il concetto di riabilitazione, viene usato di fronte ad un trauma per cui, spesso causa un incidente, una persona perde o invalida pesantemente un arto. Il lavoro  riabilitativo oltre ad “insegnare” cose nuove ad arti diversi,  deve  contemporaneamente ristrutturare cose vecchie, già apprese e svolte automaticamente.  Ancora una volta un qualche cosa di automatico ed inconscio viene recuperato e riportato a nuova coscieza e prassicità.

Possiamo chiederci se tecniche  diverse non possano suggerire comuni elementi operativi con evidente vantaggio. Queste riflessioni si sono collegate ad un  articolo di Cesare Musatti “Psicoanalisi e simulazione” in  ( Chi ha paura del lupo catttivo - Editori Riuniti -1987) dove troviamo le seguenti considerazioni:

“Il titolo del libro - Die Traumdeutung (L ‘interpretazione dei sogni) - induce ad alcune considerazioni. Freud volutamente usò l’espressione stessa che, in lingua tedesca, veniva tradizionalmente adoperata per quello che da noi è il Libro dei sogni, oppure la Smorfia (Smorfia, che nella sua apparente derivazione greca, sembra significare decifrazione). Era come se egli avesse voluto mettersi sullo stesso terreno della interpretazione popolare, per sviluppare un, ovviamente diverso, tipo di interpretazione… Questa scelta del titolo, e la parentela con una concezione di tipo superstizioso e volgare (come si voglia dire) risultò, in certo modo, qualche cosa di azzardato. Gli studiosi, considerati seri in quell’epoca, psichiatri e psicologi, presero alla lettera la parentela del libro di Freud con la concezione popolare dei sogni. E senza neppur leggere il libro (come qualcuno in seguito confessò) espressero tutto il loro sdegno per il fatto che Freud si fosse permesso di utilizzare la superstiziosa interpretazione popolare dei sogni, per elaborare un metodo di cura degli ammalati mentali. Sappiamo che il libro costituì un fallimento editoriale…..
Il titolo della Traumdeutung, ebbe anche un’altra conseguenza.
L’intera attività psicoanalitica, da parte di Freud e di coloro che ne seguirono le orme, si sviluppò mantenendo la primitiva locuzione Deutung, interpretazione.
Interpretazione dei sintomi nevrotici, della vita emotiva infantile, della produzione letteraria ed artistica, dei fenomeni politici e sociali, e via dicendo. Freud si rese ben conto che la parola «interpretazione» era ambigua. Deutung, das schreckliches Wort [Interpretazione, quale orribile parola!], disse nel 1926 nelProblema dell’analisi condotta da non medici.
Perché orribile? Perché da un lato contiene una con-notazione che fa pensare alla arbitrarietà, alla gratuità, dall’altro indica invece una certa pretesa di cogliere una realtà vera, al di sotto di un velame che quella realtà nasconderebbe.
Pur esprimendosi in questo modo per l’uso del termine «interpretazione», Freud per molto tempo non osò bandire questa parola dal suo vocabolario. Bisognò arrivare alla fine del 1937 (poco prima dell’occupazione del l’Austria da parte dei nazisti dunque, e dell’emigrazione di Freud in Inghilterra) perché egli si decidesse a ripudiare il termine interpretazioni, sostituendolo con quello di costruzioni: Konstruktionen in der Analyse.
Qual è il significato di questa innovazione?
Costruzioni, non nel senso di ricostruzioni (Nachkonstruktionen, o come altro si potrebbe dire in tedesco), non cioè con la pretesa di cogliere qualche cosa che debba essere considerata nascosta, o decomposta, ma tuttavia obiettivamente reale. Costruzioni invece dell’analista, soggettive dunque: che debbano soltanto servire ad una sistemazione dei dati raccolti. In termini di realtà, anche se quella realtà non è per definizione osservabile, cosicché non si può neppure dire se effettivamente ci sia, o non ci sia.
Un modello quindi: come i vari modelli delle scienze fisiche, per quelle zone di realtà che non sono direttamente osservabili, in quanto collocate o al di sotto, o al di sopra, delle ristrette soglie delle nostre facoltà percettive. Con Konstruktionen in der Analyse, l’ultimo lavoro pubblicato a Vienna prima dell’esilio, Freud ha collocato la psicoanalisi sulle stesse posizioni moderne delle altre scienze della natura.”

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