Vygotskij made in Italy (9/11/09)


Grazie al paziente lavoro di un’ amica che ha tradotto il testo dal Francese, ho potuto leggere un’opera “ciclopica” di L. S. Vygotskij: “La teoria delle emozioni- Studio storico psicologico”.

Il testo in Francese è edito da L’Harmattan (1998) ed è stato tradotto dal Russo da Cristian Saunier  e Nicolas Zavialoff, che ne cura anche l’introduzione.

Nicolas  Zavialov, Enseignant-chercheur (Pr) presso l’ Université Victor Segalen Bordeaux 2,  si interessa specificamente di linguaggio e memoria, in relazione alla lateralizzazione. Zavialoff ci informa che il libro fu scritto da Vygotskij nel 1934 (l’anno della morte),  non fu pubblicato fino al 1984.

 

L’ho definito ciclopico perchè tale è il ragionamento dialettico che Vygotskij svolge nell’ affrontare e criticare da tutti i punti di vista la teoria “periferica delle emozioni” esemplificata nei nomi di James-Lang.

Sempre nell’introduzione ci viene detto che il titolo previsto in un primo momento da Vygotskij era: Spinoza, ed è proprio su Spinoza che Vygotskij pone un accerchiamento intellettuale per difenderlo e distinguerlo nettamente da tutte le cattive interpretazioni che tendono a renderlo il “continuatore” di Descartes,  non  valorizzandone così, l’impostazione materialistica e monistica.

E’ un libro affascinate ed avvincente anche se in  alcune parti può mettere a seria prova il lettore se non possiede basi filosofiche “sufficientemente attrezzate”.

Un Vygotskij che fa i conti con le neuro scienze, un neouro scienziato  di prim’ordine ma che non dimentica, e non potrebbe essere altrimenti, la storia , la filosofia e “la dialettica” che svolge con un linguaggio a volte tagliente come ad esempio, alla fine del capitolo quindicesimo:

 

“ Ci avviciniamo così all’ultimo punto di tutta la teoria cartesiana delle passioni,  che termina con una catastrofe impressionante, con un crollo completo di tutto questo tentativo eroico di spiegare la natura delle passioni umane a partire dai principi dualisti del sistema. La fine della teoria è una negazione totale del suo inizio. Le passioni si dividono tra la natura spirituale e corporale dell’uomo, e ogni natura agisce in modo totalmente indipendente l’una dall’altra.

Dove resta dunque posto in questa teoria per la passione come fenomeno fondamentale dalla doppia natura, spirituale e corporale dell’uomo, come unico e reale fondamento delle passioni?

Lo spiritualismo ed il  naturalismo sembrano, anche nella teoria delle passioni (quella di James–Lang n.d.r.), come due poli opposti. Il dualismo ed il parallelismo giocano il ruolo di fondamento reale della teoria delle passioni. L’epifenomenismo e l’automatismo umano diventano inizio e fine, prima e ultima parola di tutta la psicologia delle passioni.”

 

Alla fine del libro:

 

“Per noi quel che importa solamente, finendo l’esame della sorte della teoria cartesiana delle passioni nella psicologia contemporanea, è mostrare che questa teoria era polarizzata dai principi contradditori che essa racchiudeva e che essa si è incarnata nelle concezioni estreme, meccaniciste e spiritualiste, della psicologia contemporanea.”

 

Tuttavia la sorpresa più grande che “La teoria delle passioni” mi ha riservato, sta nel fatto che Vygotskij, per supportare dal punto di vista fisiologico la sua impostazione, si appoggia, ad un italiano: Giuseppe  Sergi.

Nel capitolo primo, dove Vygotskij spiega le linee del suo lavoro troviamo:

 

“Per finire con l’esame della nostra tesi secondo la quale la teoria spinoziana degli affetti è abitualmente messa in parallelo con la teoria delle emozioni di James e di Lange, noi ci riferiamo solamente alla ricerca ben arricchita e convincente di G. Sergi, di cui noi più oltre utilizzeremo i risultati.

Studiando la nascita della teoria organicista delle emozioni, Sergi si sofferma sul punto critico di questa teoria, precisamente sulla riduzione (che appare inevitabilmente nello sviluppo logico di questa dottrina) dell’emozione alla sensazione vaga, indifferenziata e globale di uno stato organico sociale. E succede che non ci siano più né passioni né emozioni, ma solamente delle sensazioni. Secondo Sergi questo risultato  al quale,  nel suo punto critico, mira la teoria organicista, spaventa James a tal punto che  è costretto ad  andare a finire nella teoria spinoziana. Facciamo notare di passaggio che per quanto concerne la vera origine  della teoria delle emozioni Sergi arriva a delle conclusioni che divergono sostanzialmente  dai punti di vista generalmente ammessi e che noi abbiamo citato prima.  Ulteriormente andremo ancora ad utilizzare queste conclusioni e a basarci su esse per delucidare alcune questioni essenziali relative ai problemi fondamentali della nostra ricerca.”

 

E’ un peccato che nella bibliografia non siano citati i testi del Sergi da cui Vygotskij parte, viene sempre richiamato con la formula “le ricerche del Sergi”.

La curiosità ci ha quindi spinto a “ricercare” le ricerche del  Sergi  e con molta probabilità, uno dei libri a cui Vygotskij si riferisce, è : “Dolore e piacere – Storia naturale dei sentimenti” (vedasi le la correlazione con il titolo del libro di Vygotskij

sulle emozioni) Milano Fratelli Dumolard Editori -1894.

In queste ricerche viene definita la nuova prospettiva per lo studio delle emozioni, da cui parte anche Vygotskij, per dare un nuovo quadro di riferimento, la teoria talamica delle emozioni.

Scrive Sergi (pag.81-82):

 

“Secondo questo fatto accertato, si trova come  fenomeni di dolore e di piacere provocati da eccitamenti periferici e di carattere fisico, eccesso di eccitazione, convergono pienamente con quelli emozionali, anzi sono essenziali per gli stessi, soltanto differente è  l’origine che li provoca. Ritenendo per troppo parziale il principio di Lange e non molto evidente l’interpretazione di James, io credo, che da quello che ho ammesso, si possa avere un’interpretazione completa dei fenomeni emotivi. Si è ammesso un centro di dolore e di piacere comune (…) e perciò identico a questo; né può essere né deve essere diversamente, perché il centro della vita deve riferirsi alle manifestazioni più capitali della sua conservazione o alla sua distruzione”

 

Non ci addentriamo nella “meta fisio-psicologia” del Sergi ma non vi è dubbio che varie siano le consonanze con Vygotskij  e di conseguenza con Pavlov come ad esempio in “Teoria fisiologia della percezione –Introduzione allo studio della psicologia” - G. Sergi - Milano Dumolard – 1881- (pag. 302)

 

“Noi crediamo bensì che non possa esservi fenomeno psichico senza processo centrale, ma ammettiamo parimenti, che non possa esservi questo processo centrale senza il periferico, ammettiamo cioè che il fenomeno sia determinato da questo processo completo”.

 

Vygotskij in “Pensiero e linguaggio”:

 

“ la prima domanda che si pone quando parliamo di rapporto tra pensiero e linguaggio con gli altri aspetti della coscienza è quello del legame tra intelletto ed affetto. La separazione dell’aspetto intellettuale della nostra coscienza dal suo aspetto affettivo, volitivo è uno dei difetti maggiori e fondamentali di tutta la psicologia tradizionale. Il pensiero si trasforma poi inevitabilmente in una corrente autonoma di idee che pensano se stesse, ed è contraddetto da tutta la pienezza della vita reale, degli impulsi, degli interessi e delle inclinazioni reali dell’uomo che pensa”

 

E’ un peccato che tesori della nostra cultura psicologia siano spesso dimenticati!

 

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