Galileo, la psicologia e… le stelle (18/1/2010)


Non chiedetemi tutte le ragioni o le cause che l’altra notte, verso le quattro, hanno determinato il mio risveglio da un sonno che non c’era più, spingendomi verso la libreria per prendere un vecchio libro di  Kurt Lewin “Teoria dinamica della personalità”. Elencarle tutte sarebbe lungo, senza voler valutare quelle inconsce e quindi nel breve difficilmente elencabili, ma ne richiamo alcune di cui sono sicuramente consapevole

La lettura di una tesi di laurea di un mio amico nella quale viene richiamato Lewin, le ultime letture di Vygotskij che per Lewin ha un’attenzione particolare e un aneddoto che vi racconto.

Alcune settimane addietro ho incontrato, casualmente, un professore che insegnava a psicologia quando io, ancora studente agli inizi anni 70, frequentavo la nascente Facoltà di Psicologia a Padova. Da allora, sempre occasionalmente, l’ho rivisto alcune volte per cui, quando succede,  ci riconosciamo e ci salutiamo e scambiamo

alcune battute. Questa volta gli ho chiesto: “Professore… come va la psicologia?”. La risposta è arrivata subito accompagnata da un sorriso, tendeva, pur nella criticità, valutare positivamente ciò che la Facoltà faceva e in particolare come era cresciuta da quei tempi.

Lo fermai subito dicendo “Non intendo questo, ma vorrei sapere un suo parere su questa psicologia che oramai da diverso tempo, mi sembra sempre più piatta, racchiusa in vari steccati autoreferenziali senza veri dibattiti”. La sua faccia divenne leggermente seria, rimase qualche istante a pensare ed avvicinandosi usando un tono basso di voce disse: “Certo che di Kurt Lewin non se ne vedono in giro!”

Queste erano le premesse per una notte insonne ma produttiva poiché, aprendo il volume che da anni non avevo più avuto occasione di usare, vidi il titolo di uno degli articoli che conteneva: “Il conflitto tra una concezione aristotelica e una concezione galileiana in psicologia”.

L’ho letto immediatamente e devo dire che nonostante il diverso contesto odierno, resta tuttavia una “perla” per le riflessioni metodologiche e la chiarezza con cui sono esposte.

Pur nella situazione di non ‘chiarezza’, data l’ora e il sonno che tornava a fare capolino pensai che per ricordare i 400 anni da quando Galileo puntò per la prima volta il cannocchiale aiutandoci a scrutare le stelle, forse avrebbe potuto essere anche un’occasione per rivisitare quanto Galileo poteva ancora darci per “scrutare le persone” le quali, in fin dei conti, sono quelle che poi scrutano le stelle per ritrovare se stesse.

Riporto un brano dell’articolo.

 

Non si giunge a dominare i caratteri accidentali dei processi storici escludendo da ogni considerazione sistematica gli aspetti mutevoli di una situazione, ma solo tenendo conto quanto più è possibile della natura individuale di ogni situazione concreta. Occorre cioè avere presente alla mente che la validità generale della legge e la concretezza dei caso individuale non costituiscono delle antitesi, e che il riferimento alla situazione concreta considerata nel suo insieme deve prendere il posto del riferimento alla raccolta più vasta possibile di eventi che storicamente si sono ripetuti con frequenza. Questo significa, da un punto di vista metodologico, che l’importanza di un evento, ed il suo valore di prova, non possono essere valutati sulla base della frequenza con la quale esso si verifica, Infine, esso significa per la psicologia, così come ha significato per la fisica, un passaggio da un procedimento astrattamente classificatorio ad un metodo costruttivo essenzialmente concreto.

Che la psicologia di oggi non sia lontana dal tempo in cui il primato di concezioni di tipo aristotelico sarà sostituito da quello di un modo di pensare galileiano, mi sembra rivelato anche da un aspetto più estrinseco della ricerca psicologica. Uno dei segni caratteristici dell’iniziale stadio speculativo di tutte le scienze è il fatto che varie scuole, rappresentative di sistemi differenti, si oppongano l’una all’altra in un modo ed in una misura che sono sconosciuti, per esempio, alla fisica contemporanea. Quando, nella fisica contemporanea, si manifesta una disparità di ipotesi, resta tuttavia pur sempre una larga base comune, la quale manca invece alle scuole del periodo speculativo; questo è soltanto un segno esteriore del fatto che i concetti impiegati in questo campo hanno introdotto un metodo che rende possibile giungere gradualmente ad un accordo. Da ciò risulta un continuo progresso della fisica, il quale limita sempre più le conseguenze che la esistenza di differenze fra le varie teorie fisiche può avere sulla struttura complessiva di questa scienza.

Mi sembra importante sottolineare che anche per quanto riguarda l’esistenza di scuole nella psicologia contemporanea si sta verificando un passaggio ad una simile forma di sviluppo costante della conoscenza scientifica, non soltanto nella psicologia della percezione, ma nell’intero campo della ricerca psicologica”

 

Questo articolo è del 1931 ma, spiace dirlo, non mi sembra che le cose abbiano imboccato questa strada

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