Ancora un omicidio-suicidio e…..(23/04/2010)


Ancora un a volta i notiziari radiotelevisivi, di fronte a fatti dolorosi quali: il marito uccide la moglie e poi si suicida , un ragazzo si butta da un balcone e cose simili, concludono il loro servizio con una frase oramai nota che suona pressapoco così: “Nessuno se lo immaginava… sembrava una coppia tranquilla…  oppure, sembrava un ragazzo tranquillo”

Poichè queto giudizio diventa quasi una costante e va oltre la tragicità delle singole situazioni, è  da chiedersi come mai questo possa succedere.

Come è possibile che nessuno se lo aspettasse?  E’ proprio vero che nessuno se lo aspettava?

Eppure, sempre stando alle cronache ed andando a memoria, non tutte le  tragiche situazioni richiamate dai notiziari sono di marginalità, là dove potrebbe, e sottolineo potrebbe, essere credibile che nessuno o quasi, possa avere i contatti sufficienti per prevedere.

Ma negli altri casi?  La famiglia, gli amici,  i vicini, l’eventuale tessuto associativo (religione, associazioni, scuola) ecc.. dov’ erano?

E d’altra parte non possiamo pensare che se questo tessuto era presente fosse forzatamente amorfo, insensibile e “assente”.

Allora dove potrebbe stare il problema?

Probabilmente non siamo attrezzati a cogliere i segnali  che provengono da determinate situazioni e da determinate persone (non tutti siamo uguali e reagiamo alla stessa maniera alle stesse situazioni). Oppure, pur avendo il sentore di qualche cosa che non va,  si ritiene che certi problemi siano difficili da affrontare e quindi ci si trova in difficoltà. C’ è la riservatezza, i rapporti formali ecc… o si “pensa” che la competenza sia di altri.

Senza  pensare di avere la verità in tasca ma, con un minimo di ragionevolezza, posso affermare che a volte una parola, una confidenza, un dialogo “fatto per tempo”, potrebbe aiutarci a non dover dire  “nessuno se lo immaginava” .

Il  “fatto per  tempo”,  richiama un’altra parola poco praticata:  prevenzione, e consapevolezza che determinate problematiche vanno gestite, aiutando chi ne è coinvolto, non laciandolo  solo con le sue paure o problemi. Non è semplice ma dobbiamo abituarci ed attrezzarci a meglio affrontare anche queste situazioni partento fin dall’educazione scolastica che poco ci aiuta a gestire le nostre sensazioni più intime.

VEDASI I COLLEGAMENTI CON IL SEGUENTE ARTICOLO.  ” DALLO PSICOLOGO, MA PERCHE’ DOVREI ANDARCI?”

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