L’ illusione… delle illusioni ottiche (6/12/2010)


Vi invito a leggere l’interessante libro ‘Vedere attraverso le illusioni’ di Richard L. Gregory  uno dei grandi ‘vecchi’ della percezione stampato nel 2009  edito in Italia da – Raffaello Cortina Editore- 2010, probabilmente la sua ultima opera, poichè ci ha lasciato nel maggio del 2010.

E’ un libro interessante che, richiamando temi già da tempo presenti in Gregory, li approfondisce e li divulga in una nuova e più larga visione, per cui le illusioni ottiche sono strumenti ‘per vedere e capire’, un tramite della conoscenza e non, quindi illusioni, se non quanto lo sono tutte le spiegazioni scientifiche nel loro procedere. Scrive Gregory:

 

Possiamo dire che le illusioni sono deviazioni dalla realtà ma che cos’è la realtà? Le apparenze sono molto diverse dalle solide realtà della fisica. Se assumiamo queste ultime come verità di riferimento, dovremmo dire che ogni percezione è un’illusione. E questo non ha senso, proprio come dire che la percezione è un sogno.

Le illusioni possono essere giudicate mediante concetti fisici semplici e di buon senso, nonché misurate con gli strumenti che possiamo trovare in una cucina: righelli, orologi, bilance, termometri e così via. Potremmo quindi definire le illusioni come deviazioni dalla fisica da cucina.

Ciò che devia sono le rappresentazioni cerebrali di ciò che esiste nel mondo esterno. Uno dei temi di questo libro è che le rappresentazioni cerebrali sono ipotesi, dotate della medesima capacità predittiva delle ipotesi scientifiche. Come la scienza, la percezione scommette su ciò che è probabilmente vero in base alle prove disponibili, nonché valuta le prove in base a ciò che è probabilmente vero.

 

Il libro è pieno di esempi e di riferimenti storici; se  ha un ‘limite’ è quello che in alcuni esperimenti corre velocemente, forse sarebbe stato interessante approfondirli non dando per scontato che tutti  il lettori possano avere determinate conoscenze. Ne avrebbe guadagnato una maggiore divulgazione, va tuttavia rilevato che l’abbondante bibliografia da indicazioni per chi ritiene di doverlo fare.

Gregory ripropone la percezione visiva inserita tra due poli, uno esterno ed uno interno e ‘gioca’ nelle interpretazioni delle illusioni attraverso questa dinamica, proponendo una tabella che classifica le varie ipotesi.

Sul versante interno recupera le ultime ipotesi delle neuroscienze ‘cognitiviste’,  dei possibili vari canali neurali (messa a fuoco, altezza, larghezza) che concorrono a determinare una percezione visiva e le relative immagini. Ma tornando alle citazioni storiche ve ne ripropongo una relativa a Galileo Galilei:

 

Generalmente, la luce viene modificata in molti modi, prima di raggiungere l’occhio. Per quanto riguarda gli oggetti celesti, vi è un’ampia latenza che dipende dalla distanza: Otto minuti per il Sole, due milioni di anni per la nebulosa Andromeda (l’oggetto più distante visibile a occhio nudo) e miliardi di anni per gli oggetti più distanti visibili con un telescopio. Questo significa, naturalmente, che gli astronomi passano la loro vita professionale nel passato, confrontandosi con oggetti che non esistono più. Questo viaggio nel tempo rende possibile vedere l’evoluzione dell’Universo.

Le invenzioni ottiche del telescopio e del microscopio nel XVII secolo furono inizialmente giudicate inaffidabili, in quanto era noto che le lenti curve producevano delle distorsioni. Tuttavia, mediante l’ingrandimento delle immagini retiniche, essi hanno trasformato la biologia e l’astronomia. Galileo ha dimostrato l’attendibilità del telescopio predicendo quali navi, appena visibili all’orizzonte, appartenevano ai mercanti che le stavano aspettando; ma egli estese la portata dei propri esperimenti fino a corroborare nuove affermazioni scientifiche, basate su questo ampliamento della capacità visiva. E noto che Galileo non fu in grado di vedere gli anelli di Saturno come anelli che circondavano il pianeta, evidentemente perché, in base alla sua esperienza degli oggetti terrestri, si trattava di qualcosa di estremamente improbabile. Poiché l’interpretazione dei segnali sensoriali dipende da ciò che è probabile in base all’esperienza quotidiana, gli anelli di Saturno, estranei a questa esperienza, avevano una probabilità uguale a zero e perciò risultarono di fatto invisibili.

Buona lettura

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