Dallo psicologo? Ma perchè dovrei andarci? (20/09/09)


In un’ articolo apparso su una rivista di psicologia, articolo dal quale traggo alcune delle riflessioni che pongo alla vostra attenzione, stava scritto:

Oggi in Italia c’è un numero spropositato di psicologi (oltre 64.000 al 31 dicembre 2007)..e… pochi pazienti

Nello stesso articolo si afferma che:

“..almeno il 50% delle persone che si rivolgono al medico di base soffre anche di un disagio psicologico”

Pur volendo usare cautela sui termini di “sofferenza”, disagio” nonché di “pazienti” e ribadendo il concetto che non è necessario per forza andare dallo psicologo, tuttavia quanto affermato corrisponde a verità. Molte persone, non sempre in maniera ponderata:

“..optano per le più abbordabili e tranquillizzanti cure farmacologiche, sostanzialmente basate su ansiolitici e antidepressivi, mentre altri scelgono semplicemente di ignorare i propri problemi emotivi e tirare avanti, magari con l’aiuto degli amici, del gruppo di riferimento religioso, sociale, sportivo, o rinchiudendosi nella ripetizione compulsiva delle normali attività di lavoro..”

Niente di male finché il tutto regge ma corrisponde anche a verità ciò che vediamo giornalmente in televisione quando, persone giudicate da tutti “normali” fino al giorno prima, improvvisamente compiono atti criminosi e dolorosi. Forse il preventivo rapporto con lo psicologo avrebbe potuto evitare queste situazioni. Ciò vale per una infinità di altre cose, fortunatamente meno eclatanti dal punto di vista dell’impatto sociale ma non meno dolorose per chi le subisce. L’elenco sarebbe lungo coinvolgendo molti aspetti del vivere quotidiano dentro e fuori la famiglia o nel posto di lavoro.

I perché della difficoltà ad accettare di andare dallo psicologo
La situazione potrebbe essere riassunta in una domanda: “Ma perché dovrei andarci?” . Le ragioni di questa domanda sono diverse, scusandomi per la brevità e la sinteticità le riassumerei così:
maggiore “fiducia” sul farmaco che in media sembra risultare più semplice e pratico da usare. Tralascio commenti sull’uso e a volte abuso dei farmaci, questo è un dibattito aperto tra gli stessi medici. Tuttavia il colloquio psicologico appare a molti, erroneamente, meno efficace. Anche sulla professionalità degli psicologi non tutti hanno le idee chiare.
troppi film, romanzi e/o cattiva informazione, hanno propagandato la psicologia come cosa dei “matti”, qualora non lo siano gli stessi psicologi, i quali sono sostanzialmente degli “strizza cervello”. Da cui ne discende, giustamente se così fosse nella realtà, che “uno” il cervello non se lo fa strizzare e per non correre rischi non va dallo psicologo!
la presenza di un certo esoterismo: lo psicologo analizzerebbe le cose nascoste e chissà quali segreti e paure può fare emergere. Tuttavia vi sono persone che si rivolgono alla cartomante, ai maghi o altro… non che tutto debba risolversi dallo psicologo ma, anche su questo, una qualche pesante confusione esiste
la confusione a volte è reale nello stabilire le cause di un determinato malessere, se sia di origine “fisica” o “psichica”, cioè se sia meglio andare dal medico o eventualmente, molto eventualmente, dallo psicologo e in seconda battuta,“da che tipo di psicologo”. Oramai il comune linguaggio e l’ informazione “parziale”, rende tutti esperti di cose spesso sconosciute creando dubbi e confusione; di certo anche internet ha un ruolo non sempre positivo. In questi casi penso sarebbe utile rivolgersi al proprio medico di base per chiedere consigli sul da farsi.
esiste un problema relativo all’immagine degli alti costi delle parcelle, tuttavia non sempre vera e non sempre valida per tutti e per tutte le situazioni. Di recente in un mio spot alla radio ho ricordato che “il tutto può essere detratto dal 730” per riportare anche questo problema dentro ad una normalità economicamente sostenibile, che comunque va sempre verificata prima di un qualasi rapporto continuativo.
infine, vi è una difficoltà oggettiva ad accettare il concetto che è necessario “farsi aiutare” in un terreno molto particolare e “personale”. Anzi è proprio il concetto di “farsi aiutare” che , involontariamente, distorce il senso del lavoro dello psicologo il quale, aiuta ne più ne meno, di un qualsiasi altro professionista o tecnico (avvocato, commercialista, idraulico ecc..). Certo il dato del contendere è diverso ma sostanzialmente l’intervento coincide: è quello di un esperto.
A questo proposito nel già citato articolo troviamo scritto:

“Per alcuni, poi, l’idea stessa di doversi «piegare» a chiedere aiuto a una persona sconosciuta — ma spesso anche agli amici o al partner — rappresenta una tale sconfitta ai propri occhi da non poter essere tollerata. La «sindrome di John Wayne», il non dover chiedere mai nulla a nessuno.. “

Succede così che un normale rapporto di consulenza tra un “cliente” ed una persona “esperta” diventa una cosa difficile a farsi e quasi “atto di vergogna”. Generalmente solo la presenza di forti motivazioni o situazioni insostenibili come quelle derivanti dagli attacchi di panico, dai momenti di forte ansia (anche su questa parola una qualche confusione esite senza arrivare all’ altro ternìmine troppo in uso:depressione), sono stimoli necessari per recarsi dal medico in cerca dello psicofarmaco o.. più raramente dallo psicologo quando magari il problema si è già consolidato e tutto diviene più complesso.
Una ultima considerazione è relativa al fatto che  i motivi sopra richiamati per non andare dallo psicologo agiscono, almeno in base alla mia esperienza, tutti assieme, magari con pesi diversi, ma tutti assieme, formando una matassa di “pseudi concetti” non sempre facile da sciogliere in un ragionamenento razionale.

Il male maggiore
Le cause di questa situazione sono diverse ed hanno radici lontane, ma il danno maggiore è che la psicologia può apparire come qualche cosa di legato solo alla malattia, alla medicina, alle patologie, alle devianze a vario titolo alle grosse problematiche, sottovalutandone il ruolo di disciplina delle relazioni, di intervento preventivo dialogante sul “soggetto” sulle sue storie, conoscenze e passioni. Vengono sottovalutate valenze quali la didattica, la coscienza e in ultima analisi la persona.
Anche per questo nel succitato spot richiamo il concetto di “psicologo amico” perché prima di tutto questo deve essere… certo un amico esperto, in regola con le carte, trasparente e rispettoso dei diritti dell’utenza.
Va poi ricordato che i campi di applicazione della psicologia travalicano il “colloquio psicologico individuale” , con metodiche e tecniche diverse vanno dal mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, all’ organizzazione del lavoro, alla pubblicità, al marketing ecc. e non ultima alla formazione. Va da se, che tutto questo mondo incide anche sul colloquio.
Detto questo, c’ è anche chi dallo psicolgo ci va e con “soddisfazione”.

I commenti sono chiusi.