Le terme e le indagini del Commissario Lasagna

Il mulo felpato

 

Il commissario Lasagna, Giuseppe Lasagna, si avviava lentamente nel lungo corridoio verso l’ufficio dove lo aspettava il Vicequestore per parlagli, così gli aveva detto al telefono, “di situazione strana se non anche metafisica”, cosa che Lasagna aveva rapidamente tradotto in: “Una nuova rogna”.

Era risaputo cha a lui le rogne piacevano. Un poco per una atavica curiosità e poi perché, lo sosteneva apertamente, a mettere le mani in vicende complicate si sentiva ‘vivo’.

Aveva un modo di affrontare le questioni che gli aveva procurato il soprannome di: “Il mulo felpato”, soprannome a cui teneva e ne faceva etichetta.

Si; da una parte era un mulo che non si preoccupava dei pesi cui si doveva caricare nell’affrontare cose ‘rognose’, senza mai abbandonare un piccolo particolare, un riflesso, una semi intuizione. Senza paura di nuovi ostacoli da superare e procedere sulla sua strada; per lui gli indizi erano tali solo alla fine, all’inizio ogni cosa poteva essere una via da percorrere. Non scartava niente e in questo era sorretto non solo dalla sua riconosciuta professionalità ma anche dalla fantasia e dalla curiosità.

Ma, se da una parte era un mulo, dall’altra era felpato. Il suo modo di agire appariva sempre sottotraccia, rispettoso delle cose e delle persone, mai invasivo; se poteva avere elementi utili ‘dall’esterno’ di una situazione guardava bene dal riferirsi forzatamente all’interno se non solo quando era l’unica via da percorrere dopo aver ricercato altre soluzioni o quando poteva entrarci corazzato del necessario supporto atto a non lasciare dubbi di sorta sul perché ponesse alcune domande o facesse particolari richieste.

Per questa caratteristica veniva spesso investito su questioni delicate anche se, e tutti lo sapevano, qualcuno interferiva immotivatamente nel merito del suo lavoro o si veniva a trovare di fronte a palesi incongruenze, Lasagna tornava ad essere mulo ma in questo caso menando calci a destra e a manca e, se necessario, non perdeva un solo secondo per agire: allora soleva dire: “Metto in moto le sirene delle volanti”. Per questo era rispettato e temuto, si sapeva fosse persona seria e rigorosa pronta a prendere le proprie responsabilità ma pretendere lo stesso anche dai collaboratori.

 

Entrò nell’ufficio e fatti i saluti del caso si sedette davanti alla scrivania del Vicequestore, il Dott. Rubini, Aldo Rubini.

“Bene Lasagna… lei non sa perché è qui!”

“No, non lo so… anche se la sua breve comunicazione telefonica mi ha messo una certa curiosità.”

“Immagino, immagino… ma… quindi…”

Il Commissario notava una certa difficoltà da parte del Dott. Rubini che non gli era certo usuale.

“Mi dica Dottore l’ascolto.”

“E cosa le dovrei dire, non so proprio come inquadrarle il problema, se di problema si tratta, a dire la verità sono stato indeciso fino l’ultimo prima di disturbarla…”

“Nessun disturbo mi dica.”

“Lei conosce Abano e Montegrotto, ne frequenta l’ambiente, conosce le problematiche esistenti?”

“A dire la verità le uniche conoscenze che ho di questa realtà, a parte qualche amico, derivano dai giri in bicicletta che spesso faccio in quella zona e l’unica cosa che mi chiedo ogni volta che ci ritorno è come sia possibile che nei fossi locali si trovi acqua calda che per quanto ne so potrebbe essere utilizzata. Ecco questo è tutto quello che conosco. Poi ho seguito ovviamente i fatti in relazione alle vicende comunali che hanno portato all’arresto di quel personaggio che è stato sindaco sia a Montegrotto che a Abano, ma così per interesse e curiosità. Ufficialmente non sono mai stato investito di nulla in relazione a quest’area.”

“Ecco vede, involontariamente lei ha messo assieme due questioni che sono oggi, non dico un mio cruccio, ma che mi provocano una certa irrequietezza-curiosità. Una è l’acqua termale e il suo scarico nei fossi e l’altra è una possibile illegalità nella gestione di questa cosa.”

“No, non ne ho mai sentito parlare.” Disse Lasagna.

“Nemmeno io.” Riprese il Vicequestore e continuò.

“Se non relativamente al fatto di un annoso contenzioso esistente tra le due amministrazioni e gli albergatori per il pagamento di una tariffa o tassa per questo servizio di scarico delle acque nella fognatura pubblica. Sa, ho degli amici albergatori che a volte mi invitano a passare qualche ora nella piscina dell’albergo e in passato mi hanno parlato di questo chiedendomi, in modo cortese, cosa ne pensassi. Non mi sono mai espresso in merito perché c’erano già al lavoro gli avvocati e niente lasciava intendere di eventuali problemi di ordine diverso.”

“E oggi?” Chiese Lasagna.

“Oggi alcune cose fanno pensare, e sottolineo ‘solo pensare’, che questa questione possa essere sommata all’altra che lei hai ricordato e cioè di una possibile mala gestione dove i confini del ‘mala’ potrebbero, e sottolineo ‘potrebbero’ andare oltre la pura mala gestione tecnico-amministrativa.”

Lasagna ascoltava ma non riusciva, come spesso diceva, a quagliare.

“Qualche denuncia specifica? un solletico da persone influenti?”

“No, no, niente di tutto questo ma solo un chiacchiericcio, qualche scritto sugli onni presenti social…”

“Bhe…” disse Lasagna

“Se dovessimo seguire queste cose ci vorrebbero più Commissari che cittadini e forse anche qualche Vicequestore in più.”

Rubini sorrise riconoscendo ancora una volta l’umorismo sarcastico e a volte dissacratore tipico di Lasagna e continuò.

“Quello che dice è vero ma sono successi altri fatti. In particolare alcune telefonate sempre a livello personale e non ufficiale al Signor Questore e al Prefetto da parte di rappresentanti di categorie economiche nonché di un Sindaco, che esprimevano, seppure sempre in maniera generica e non circostanziata, preoccupazioni per queste voci, sul fatto che potevano portare discredito all’economia, porre difficolta agli imprenditori ecc. ecc. Devo dire che la cosa è sembrata sia al Signor Questore che al sottoscritto, naturalmente conto sulla sua discrezione per quanto affermo, un poco esagerata. Tuttavia onde evitare di commettere qualche errore di sottovalutazione, d’accordo con il Signor Questore ho fatto una mia piccola indagine esplorativa.”

“E cosa ne ha dedotto?” chiese Lasagna.

“Ecco, vede, di pratico niente però…! Ho telefonato in via confidenziale ad un paio di funzionari, oggi in pensione, che hanno lavorato sia nel comune di Abano che di Montegrotto e devo dire, con franchezza, che non mi hanno chiarito un bel niente, anzi hanno aumentato i dubbi su cosa possa eventualmente esserci di non coretto nell’attività di scarico dell’acqua termale. Lei capisce, in questo caso ho fatto il Lasagna (guardò il Commissario e fece un sorriso), non mi sono spinto oltre al rapporto amichevole, anche perché il Signor Questore vuole evitare che possiamo essere noi, involontariamente i diffusori delle chiacchiere se non addirittura di una certa tensione. Lei lo sa, ci vuole poco”

Lasagna sorrise bonariamente e: “Già: se poi ci aggiungiamo la stampa! Però siamo ancora a zero o poco più, quindi io cosa centro?”

“Vede lasagna concordo con lei ma vi è stato un fatto nuovo per me alquanto significativo, generico ma significativo.”

“Allora mi ragguagli…”

“Proprio per il massimo scrupolo ho telefonato, e lo sottolineo, sempre in via amichevole e confidenziale ad un funzionario che lavora attualmente alla Regione Veneto con responsabilità primarie. Alla fine della breve telefonata mi ha detto, testuali parole: “Caro Dott. Rubini, se qualcuno metterà mai mano, e lo dubito, in trent’anni e più di gestione di questa problematica dovrà premunirsi di disinfettarsele per bene onde evitare di venirne contagiato anzi, gli suggerirei un bel paio di guanti e la mascherina come si vede fare nei film americani dove i detective cercano prove tra le immondizie.” Il tono del funzionario era sicuramente sarcastico e scherzoso ma il contenuto mi ha colpito.”

Rubini si fermò e guardò negli occhi il Commissario

“Vede Lasagna, non ho ben capito, e non ho voluto insistere oltre, se il funzionario si riferisse ad una situazione insostenibile derivante dal un caos amministrativo o ad altro tipo di problematica certo è, come ho già detto, che a volte le due cose marciano a braccetto e, dopo questa telefonata, mi sono detto, d’accordo con il Signor Questore: qui ci vuole Lasagna! Naturalmente nessuna ufficialità e senza diminuzione dei suoi ordinari impegni, lo definisca come un riposo di ferie lavorative. Se avesse bisogno di qualche ora di permessi glielo concederei senza problemi.”

Sorrise e si salutarono.

La sera stessa il Commissario era al lavoro, con la dovuta caparbietà e riservatezza da ‘Mulo felpato’.

 

A MARTEDI’ PROSSIMO PER IL SECONDO  CAPITOLO: “L’INDAGINE INIZIA”