Altre visioni

Non chiedetemi tutte le ragioni che determinarono una notte, molto tempo fa, verso le quattro, il mio risveglio da un sonno che non c’era più, spingendomi verso la libreria e prendere un vecchio libro di Kurt Lewin Teoria dinamica della personalità. Elencarle tutte sarebbe lungo e il tempo trascorso non aiuta di certo, ne richiamo due di cui, nonostante il tempo trascorso, ne sono ‘sicuramente’ consapevole., Le mie letture di Vygotskij che per Lewin ha un’attenzione particolare e un aneddoto che vi racconto.

 

Il giorno prima della note in oggetto avevo incontrato, casualmente, un professore che insegnava a psicologia quando io, ancora studente agli inizi anni 70, frequentavo il nascente Corso di laurea di Psicologia a Padova. Da allora, sempre occasionalmente, l’avevo rivisto alcune volte per cui, quando succedeva, ci riconoscevamo e ci salutavamo scambiandoci alcune battute. Quella volta gli chiesi: “Professore… come va la psicologia?”. La risposta arrivò subito accompagnata da un sorriso, tendeva, pur nella criticità, valutare positivamente ciò che la Facoltà faceva e in particolare come era cresciuta.

Lo fermai subito dicendo “Non intendo questo, so bene come il suo impegno stia portando frutti maturi, ma vorrei sapere un suo parere su questa psicologia che oramai da diverso tempo, mi sembra sempre più piatta, racchiusa in vari steccati autoreferenziali senza veri dibattiti”.

La sua faccia divenne leggermente seria, rimase qualche istante a pensare ed avvicinandosi usando un tono basso di voce, quasi a non voler farsi sentire, disse: “Certo che di Kurt Lewin non se ne vedono in giro!”

Queste erano state alcune premesse per una notte insonne ma produttiva poiché, aprendo il volume che da anni non avevo più avuto occasione di usare, vidi il titolo di uno degli articoli ivi contenuti: ‘Il conflitto tra una concezione aristotelica e una concezione galileiana in psicologia’. L’ho letto immediatamente e devo dire che nonostante il diverso contesto, restava e resta tuttavia una ‘perla’ per le riflessioni metodologiche e la chiarezza con cui sono esposte. Pur nella situazione di semi annebbiamento, data l’ora e il sonno che tornava a fare capolino, pensai che per ricordare (allora) i 400 anni da quando Galileo puntò per la prima volta il cannocchiale aiutandoci a scrutare le stelle, forse avrebbe potuto essere anche un’occasione per rivisitare quanto Galileo poteva ancora darci per “scrutare le persone” le quali, in fin dei conti, sono quelle che poi scrutano le stelle per ritrovare se stesse.

Riporto un brano dell’articolo di Lewin.

“Non si giunge a dominare i caratteri accidentali dei processi storici escludendo da ogni considerazione sistematica gli aspetti mutevoli di una situazione, ma solo tenendo conto quanto più è possibile della natura individuale di ogni situazione concreta. Occorre cioè avere presente alla mente che la validità generale della legge e la concretezza dei caso individuale non costituiscono delle antitesi, e che il riferimento alla situazione concreta considerata nel suo insieme deve prendere il posto del riferimento alla raccolta più vasta possibile di eventi che storicamente si sono ripetuti con frequenza. Questo significa, da un punto di vista metodologico, che l’importanza di un evento, ed il suo valore di prova, non possono essere valutati sulla base della frequenza con la quale esso si verifica, Infine, esso significa per la psicologia, così come ha significato per la fisica, un passaggio da un procedimento astrattamente classificatorio ad un metodo costruttivo essenzialmente concreto. Che la psicologia di oggi non sia lontana dal tempo in cui il primato di concezioni di tipo aristotelico sarà sostituito da quello di un modo di pensare galileiano, mi sembra rivelato anche da un aspetto più estrinseco della ricerca psicologica. Uno dei segni caratteristici dell’iniziale stadio speculativo di tutte le scienze è il fatto che varie scuole, rappresentative di sistemi differenti, si oppongano l’una all’altra in un modo ed in una misura che sono sconosciuti, per esempio, alla fisica contemporanea.

Quando, nella fisica contemporanea, si manifesta una disparità di ipotesi, resta tuttavia pur sempre una larga base comune, la quale manca invece alle scuole del periodo speculativo; questo è soltanto un segno esteriore del fatto che i concetti impiegati in questo campo hanno introdotto un metodo che rende possibile giungere gradualmente ad un accordo. Da ciò risulta un continuo progresso della fisica, il quale limita sempre più le conseguenze che la esistenza di differenze fra le varie teorie fisiche può avere sulla struttura complessiva di questa scienza.

Mi sembra importante sottolineare che anche per quanto riguarda l’esistenza di scuole nella psicologia contemporanea si sta verificando un passaggio ad una simile forma di sviluppo costante della conoscenza scientifica, non soltanto nella psicologia della percezione, ma nell’intero campo della ricerca psicologica”

 

Questo articolo è del 1931 ma, spiace dirlo, non mi sembra che le cose abbiano imboccato questa strada e, per citare Vygotskij possiamo dire ciò che scriveva nel 1927 nel Il significato storico della crisi della psicologia è ancora oggi drammaticamente reale e quel professore concausa del mio prematuro risveglio in quella notte lo viveva intensamente. Ora possiamo dirne il nome, e metterlo simbolicamente nel titolo di questo articolo al posto dei puntini, anche per ricordalo dato che non è più tra noi, era Guido Petter che del libro di Lewin ne era stato il traduttore.

Scrive Vygotskij:

“Così può sembrare che il caos in psicologia sia perfettamente naturale e che il significato della crisi di cui la psicologia ha preso coscienza sia il seguente: esistono numerose psicologie che tendono alla creazione di una psicologia unica elaborando una psicologia generale. Per raggiungere questo obbiettivo manca un Galileo , cioè un genio che ricrei le basi fondamentali della scienza.” (Nostra traduzione)

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