Le terme e le indagini del Commissario Lasagna

Il marasma normativo

 

Mentre Lasagna aspettava il consueto collegamento del lunedì sera alle 20,45 con quelli dell’Oca Selvaggia un pensiero lo disturbava: pensava alle leggi e ai relativi allegati, all’ennesimo allegato. Ma come era possibile, che significato avevano?  Una vota le delibere contenevano tutto ciò che era necessario ad una loro comprensione e gli eventuali allegati erano solo di carattere tecnico. Ora no, le delibere contengono richiami e indirizzi generali, poi tutta l’articolazione viene messa negli allegati… Non capiva. Sembrava quasi che oggi il concetto di allegato servisse a dire cose diverse da ciò che era in delibera, come se si sancissero dei principi e poi ‘tecnicamente’ venivano in qualche modo scavalcati… non capiva ma si adeguava.

Pensava a queste cose quando il glouk di skype attrasse la sua attenzione sullo schermo del computer dove erano già presenti gli amici skyperiani, tutti senza alcuna defezione.

“Buonasera a tutti, ben tornati.”

Sorrisi e svolazzamento di mani, ultime prove di posizionamento delle telecamere: si era pronti per la partenza. Lasagna iniziò.

 

Finalmente, forse (sottolineo il forse), possiamo affrontare questo benedetto Allegato A alla Delibera della Giunta Regionale N. 4106 del 29 dicembre 2009 sull’Utilizzo delle acque termali e di risulta degli stabilimenti termali. Abbiamo già detto che l’affronteremo prettamente dal punto di vista geotermico, lasciando da parte per ora, almeno fin dove è possibile, gli aspetti sanitari e altri pur presenti. Però vorrei prima chiedere ad Antonio e Giuseppe qualche notizia sulla loro visita all’albergo del Dott. Fredo.”

Giuseppe alzò la mano con un grande sorriso:

Di comune accordo faccio io da portavoce dell’equipe tecnica (i sorrisi si sprecavano). La visita è stata più che positiva grazie anche alla cordialità dei proprietari, li potremmo definire come una famiglia seduta attorno ad un grande focolare. Che dire… la cosa appare abbastanza complessa molto più di quello che ricordavamo dalle nostre esperienze passate, anche se per certi aspetti molto è rimasto immutato, sembra che gli anni non siano passati, c’è profumo di ‘vecchio e buon artigianato’. Comunque pensiamo che per la prossima settimana una prima panoramica la potremo fare e quindi valuteremo se è sufficiente o se va approfondita e come. Abbiamo sempre la disponibilità di Al-fredo (tra noi due lo chiamiamo scherzosamente così) di darci ogni tipo di chiarimento. Ci sembra bene.”

“Buona notizia” disse Lasagna mentre Rubini (che oramai si era completamente immedesimato nell’ Oca Selvaggia) fece un accenno di battito delle mani, quelle che lui ci aveva messo per permettere la visita all’albergo. Insomma, era un poco cosa sua.

“Cominciamo” disse lasagna “il testo lo  avete tutti, procediamo sempre per quanto possibile in maniera cronologica, dalla prima all’ultima pagina. Partiamo dal tiolo dell’allegato che come ho già sottolineato in altre occasioni può apparire ‘strano’. Dice: Utilizzo delle acque termali e di risulta degli stabilimenti termali.   (Testo Allegato A)

Ora appare chiaro a tutti coloro che vivono nel Bacino Termale Euganeo (BIOCE) che le acque, così dette di risulta o reflue, sono acqua termali mentre dal titolo appaiono come cose diverse. Poiché questo è l’allegato esplicativo di una delibera importante, della Giunta Regionale, le parole hanno un loro significato o una loro ragion d’essere poste in un dato contesto, a meno che non ci sia un errore. Ma di errore non si tratta, e la spiegazione, più che una spiegazione una consonanza di significato, la troviamo nel sottotitolo dello stesso allegato che cita, come abbiamo già visto in precedenza:

 

  • acque minerali e di sorgente (destinate all’imbottigliamento)
  • acque termali e minerali idropiniche (terapeutiche)
  • acque di risulta fanghi idrotermominerari

 

A leggere il sottotitolo sembrerebbe che nel BIOCE esistano due tipi di acque, quelle termali (terapeutiche) e quelle di risulta non terapeutiche.”

 

Alza la mano Rubini. “Effettivamente così sembra… le complicanze di questo non le conosco e non saprei dire ma così mi sembra sia.”

Alza la mano Antonio. “Potrebbe essere un titolo mal posto in cui si voglia appunto sottolineare due funzioni di una stessa acqua ma che comunque è termale. Spero si specifichi bene in cosa consiste l’acqua di risulta, così come loro la intendono, che, sottolineo, è termale: forse non è più tereapeutica?”.

La ‘logica pratica del ‘vecchio’ muratore’ non faceva una piega.

 

Lasagna sbuffò un poco riguardò le carte che aveva sottomano e disse: “Vedremo, vedremo; andiamo avanti certo che le vostre perplessità sono anche le mie.

Tuttavia la cosa si complica (o si chiarisce?), leggendo il secondo sottotitolo della delibera, una specifica degli argomenti trattati:  

– estrazione di sali

– gestione del parametro temperatura

– utilizzo delle acque di risulta

 

 

Tralasciando il primo argomento, quello dei sali, ci troveremmo di fronte, nell’acqua termale del BIOCE, a tre problematiche:

1) il suo essere ‘terapeutica’,

2) il suo essere calore

3) e le sue acque di risulta.

Ma… l’acqua è una sola; in questo caso ‘’una e trina”? Anche se pensando alla tombola la potremmo vedere addirittura come una quaterna se non una cinquina. La cosa sembra complicarsi!

Proseguiamo nel tentare di comprendere la logica e il contendere di quello che si vuol normare con questo allegato,   dato che nella delibera madre stava scritto:

 

 

 

 

 

 

 

  • Sono pervenute agli uffici regionali richieste di chiarimento in relazione alle modalità di estrazione di sali e di altre sostanze e di gestione del parametro temperatura delle citate risorse idrotermominerali, connesse anche all’impiego delle acque di risulta degli stabilimenti nei quali vengono utilizzate le risorse medesime.

 

Quali fossero queste richieste di chiarimento non ci viene detto ma troviamo, a loro ‘chiarimento’, una distinzione di acque termali già vista e che chiarezza sembra non fare. Se andiamo a rivedere le Legge 40 del 1989. Disciplina della ricerca, coltivazione e utilizzo delle acque minerali e termali a cui si riferisce la delibera e l’Allegato A che stiamo analizzando, troviamo scritto all’articolo 7:

 

  1. La ricerca, la coltivazione e l’utilizzo delle acque minerali e termali, sono disciplinate dalle norme della presente legge.
  2. Sono acque minerali quelle che vengono utilizzate, per le loro proprietà igienico speciali, sia per bevande sia per usi curativi.
  3. Sono acque termali quelle che vengono utilizzate unicamente per usi terapeutici

 

Come si vede questa definizione non è proprio coincidente con quella prevista nell’Allegato A della delibera che, a questo punto, più che un chiarimento sembra quasi una modifica della legge o di alcuni suoi significati, mentre sappiamo che una delibera  della Giunta regionale non può modificare una legge!

Infatti, le tre categorie contenute nell’Allegato A: 1) acque minerali e di sorgente (destinate all’imbottigliamento 2) acque termali e minerali idropiniche (terapeutiche) 3) acque di risulta fanghi idrotermominerari sono qui (nella legge) raccolte in due categorie: 1) Sono acque minerali quelle che vengono utilizzate, per le loro proprietà igienico speciali, sia per bevande sia per usi curativi. 2)  Sono acque termali quelle che vengono utilizzate unicamente per usi terapeutici.

Nella prima stesura, quella della legge, appaiono sempre le dizioni ‘curative’ e ‘terapeutiche’ (la cui differenza è difficile da stabilirsi) che nella fattispecie sembrano indicare una differenza tra le acque minerali e quelle termali. La novità riguarda l’inserimento nell’allegato delle acque di risulta e del calore, ma se questo fosse il contendere, abbiamo a che fare più con gli aspetti geotermici che con quelli sanitari, ammesso e non concesso che le acque di risulta siano usate a fini sanitari. Non concesso? Magari potrebbe essere, chi lo sa? Vedremo.”

 

Lasagna era visibilmente stanco, sembrava non quagliare la questione, eppure aveva letto diverse volte la legge, la delibera quadro e l’allegato, ma alla fine le tematiche gli sfuggivano, si perdevano nelle nebbie termali, nel marasma legislativo, e ogni volta che le rileggeva gli appariva un paesaggio diverso.

Fortunatamente aveva la sua bussola, anzi due bussole; quella sincronica dell’illegalità asintomatica che si muove dentro alle cose e quella diacronica del loro evolversi che, nella fattispecie, era la lettura pedissequa dell’allegato, parola dopo parola… e così faceva. Non doveva perdere le bussole.

Gli altri skyperiani si erano accorti di questo e sembrava a  loro strano. Non era da Lasagna ma d’altro lato, loro, compreso Rubini, navigavano in una nebbia ancora più fitta e allora… tornava utile la filosofia mulesca “Passo dopo passo facciamo un altro passo.”

In quel contesto tornò utile la voce autorevole di Rubini che senza alzare la mano disse: “Posso offrivi un caffè?”. La pausa fu subito accettata e servì a Lasagna che poi riprese con maggiore sicurezza o quasi.

 

“Ricreazione finita, riprendete in mano le carte, si va avanti.” Disse Lasagna.

In fin dei conti l’Allegato A doveva servire da chiarimento (di cosa non era d’uopo sapersi) ma una qualche logica la doveva avere e il mulo era preciso: passo dopo passo così come avevano fatto i ‘suoi’ progenitori quando trasportarono su per le montagne enormi quantità di materiali durante la prima guerra mondiale. Passo dopo passo.

Pur tuttavia via la salita era dura e la cosa era visibile agli skyperiani.

Ancore una volta Rubini intervenne  non fosse altro perché, lui, era il più alto in grado e nelle difficoltà l’azione del comandante è fondamentale.

“Commissario, ha smarrito la bussola?”

Lasagna lanciò un’occhiata mulesca che se fosse stata fatta in un’altra occasione avrebbe predetto cose non buone ma lì, tra gli amici dell’Oca Selvaggia, era solo un atto di ragionevole sfogo… una rabbia contenuta.

Non ho perso un bel niente… il fatto è che nei campi elettrici anomali le bussole stesse sono disturbate e qui di ‘campi legislativi anomali’ ce ne sono a bizzeffe e vanno ad incrementare ulteriormente le difficoltà in una legislazione di per sé complessa e difficile dato il contendere della realtà termale.”

 

Vediamo di mettere in ordine le cose, solo così, penso, potremo capire il ‘vero’ senso dell’Allegato A.

Schematicamente possiamo dire che un’azienda termale fangoterapica euganea (cioè dove viene applicata la fangoterapia ‘specifica’, del BIOCE) è sottoposta alle seguenti tipologie di normative.

Mineraria: permesso di ricerca, gestione della miniera, qualità del materiale estratto (caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua termale emunta). Le caratteristiche chimico-fisiche sono quelle che determinano la sua applicabilità nella gestione della fangoterapia così come si è sviluppata nei secoli all’interno del BIOCE.

Norme sanitarie: sostanzialmente di tre ordini:

  • il primo riguardante la sanità in generale e la necessità di strutture a apparecchiature sanitarie riconosciute così come uno studio medico o addirittura un reparto ospedaliero con la possibilità di offrire cure che vanno oltre la fangoterapia classica.
  • secondo quelle relative al fango da cui viene fatta la fangoterapia, alla quale, per essere riconosciuto e quindi finanziato dal Servizio Sanitari Nazionale, non basta un’analisi di un qualsiasi istituto universitario, per quanto autorevole, ma deve essere inserita in apposite tabelle con riconoscimenti sanitari nazionali. Solo così risulta elemento ‘curativo’.
  • Il terzo ordine riguarda la necessità sempre più pressante di dimostrare con la ricerca e la serietà di coltivazione del fango del BIOCE le vere caratteristiche chimico biologiche per cui la fangoterapia ‘è curativa’ e come, tale materia prima debba essere ‘coltivata’ (maturazione del fango). Su questi aspetti gli studi scientifici e l’applicazione del fango DOP sarebbero fondamentali, ma gli studi sono ancora pochi anche se significativi e il DOP, pur essendoci una legge, non è applicato.

Norme Urbanistiche. Queste le abbiamo già viste nei mesi scorsi e come siano di fatto inapplicate per molti aspetti e in particolare per i controlli sugli scarichi delle acque termali, proprio quelle acque reflue oggetto dell’Allegato A ora alla nostra attenzione. A queste si aggiungono quelle prettamente di programmazione urbanistica previste nei piani regolatori

Norme geotermiche. Presenti a livello nazionale con legge specifica, presente a livello regionale con altrettanta legge che tuttavia non produce effetti nel BIOCE; da questo punto di vista, ma non solo, la gestione della risorsa termale appare in abbandono anche se, in realtà sembra lo si voglia eludere nominandolo, nell’Allegato A  come uso del calore, un  evidente modo arcaico e superato per dire geotermia, e per bay passare questa legislazione anche se su questo punto andrebbero rilanciati e finanziati gli studi sul Bioce come sistema omogeneo. Ma, come abbiamo già detto, la Regione Veneto non sa quale risorsa ‘possiede’ in questa realtà non riuscendo di conseguenza a legiferare in prospettiva e con lungimiranza.

Norme del mercato. Non entro nel merito ma si ha orami l’impressione che queste leggi siano quelle che determinano tutti gli aspetti sopra ricordati rischiando di costruire cose sempre meno credibili e sostenibili.

La specifica normativa per il bacino è cioè il PURT. In passato, oramai 40 anni addietro, si era stabilita la necessità di un Piano unitario per la gestione del bacino, lo aveva stabilito una legge ben precisa la LEGGE REGIONALE 20 MARZO 1975 N. 31 “NORME PER LA SALVAGUARDIA DELLE RISORSE IDROTERMALI EUGANEE E PER LA DISCIPLINA DELLE ATTIVITA’ CONNESSE”. Legge storica per Abano e per il bacino che diede vita al PURT nato monco come piano di utilizzo e non di sviluppo. Questo documento monco, il PURT, è ancora sempre richiamato come attuale strumento di gestione sia nella legge sulla termalità veneta la n.40 del 10 ottobre 1989, sia su quella della geotermia. Molti anni fa era uno strumento di coordinamento, seppur parziale e per certi aspetti utile, ora non più.

 

Lasagna si fermo: il silenzio era totale, nessuno fiatava e la situazione di collegamento skype in cui si trovavano rendeva il tutto etereo e irreale  che a dirla fino in fondo poco si confaceva con il mulo, seppur felpato che immediatamente scapitò.

Se le cose stanno così e stanno così, è difficile non perdere la bussola per un motivo molto semplice, in questi casi la normale bussola non funziona, ne serve un’altra: quella dell’innovazione.”

Lasagna si era sfogato. Il mulo era entrato prepotentemente in scena, ora si poteva continuare a leggere e comprendere l’Allegato A. Lui la pensava così ma  ancora una volta un colpo di tosse arrivato da chissà dove gli fece notare di aver superato di molto l’orario previsto. Quando s’immedesimava nei problemi il tempo passava senza che se ne accorgesse.

“Va bene, va bene… ho capito, buona notte a tutti e ci vediamo lunedì, stessa ora e… stesso posto.”

Tutti si salutarono con uno svolazzare di mani e abbondanti sorrisi: non mancarono i battiti di mano.

L’Allegato A doveva ancora aspettare, ma prima o poi sarebbe arrivata la sua analisi collettiva.

 

IMPORTANTE   IMPORTANTE   IMPORTANTE

DA OGGI GLI APPUNTAMENTI CON IL

COMMISSARIO  LASAGNA

SARANNO SETTIMANALI

 

CI VEDIAMO MARTEDI PROSSIMO

CON

IL PURT – PIANO DI UTILIZZO DELLA RISORSA TERMALE