Le terme e le indagini del Commissario Lasagna

Il PURT. Piano di Utilizzo della Risorsa Termale

 

 

Quella notte Lasagna non riuscì a prendere sonno se non molto tardi anzi, molto presto visto che il sole si stava svegliando. La passò sul divano e nemmeno la silente amica televisione lo aiutò fatto salvo qualche momento dove, seppur a spezzoni, John Wayne e Ombre rosse sbucate all’improvviso tra un cambio di canale e un altro, gli fecero compagnia.

Non quagliava e, come aveva già riflettuto, a volte le cose gli apparivano chiare e altre volte era nebbia profonda, si perdeva nella palude dei richiami legislativi e della loro presenza nel testo dell’Allegato A.[1]

Fu così che verso le 11,30 quando vide passare il Dott. Rubini assieme ad altre persone per la pausa caffè, gli fece un gesto per segnalare che voleva parlargli. Rubini con un cenno della testa annuì e quando tornò, prima di andare nel suo ufficio si diresse verso quello del Commissario: bussò ed entrò.

 

A  vedere la sua faccia mi sembra di capire che lei abbia dormito poco questa notte!”

Lasagna lo guardò con aria rassegnata.

“Già, quasi niente ed è per questo che le chiedo mezza giornata di permesso. Se resto qui poco farei, urgenze non ce ne sono, meglio se mi fermo a riflettere e a dormire un poco.”

Rubini riprese.

“Ho visto, ieri sera era in difficoltà col far tornare i conti sulle terme. A dire la verità anch’io avevo leggiucchiato un poco e una qualche incoerenza la trovo ma, come lei, faccio fatica a capire da dove nasca o se invece possa dipendere da una mia non comprensione dei testi e della situazione. Comunque resta il fatto che entrambi troviamo delle incongruenze.”

“Già, già, ma sono convinto che se mi ci metto con calma trovo una possibile spiegazione su alcune questioni in particolare il rapporto tra l’uso del calore, così come viene definito, e la sanità che sembra essere il vero nodo. Pensavo fossero due cose distinte, sanità e geotermia, ed invece così sembra non essere ma il perché non mi è chiaro anzi, a volte sembra chiaro ma poi, dopo aver letto qualche altra riga dell’Allegato A non è più così, torna la nebbia e i fumi termali.

“Calma piatta?”

“No, no, qualcosa si muove ma… va afferrata per bene. Ecco, con un poco di tranquillità; penso che le cose siano mature per una comprensione realistica.”

Ok, permesso termale non retribuito concesso… e mi tenga informato, devo però aggiungere che noi siamo persone fortunate.”

Lasagna lo guardò con aria stralunata.

“In che senso?”

Rubini con uno sguardo quasi raggiante riprese.

“Vede Commissario anch’io ho avuto qualche problema con il sonno. Quindi questa mattina verso le 7,45 mi sono permesso, ho azzardato, di disturbare per telefono un vecchio amico che lavora in Regione, dovevo tentare di fare qualche cosa per il testo del PURT, il Piano di Utilizzo della Risorsa Termale.(Vedi testo originale). La faccio breve; mi ha detto che non ci sono problemi e che in mattinata mi avrebbe mandato il testo via e-mail. Sarà mio compito farglielo avere prima delle 14.”

Gli occhi di lasagna si illuminarono all’inverosimile e Rubini riprese.

“A volte siamo noi che per essere felpati ci poniamo problemi, non dico inesistenti, ma facilmente superabili se affrontati direttamente. Certo… io sono un Vice Questore!”

 

Nel pomeriggio dopo aver pranzato, dormito più di due ore e fatto una passeggiata, Lasagna si ‘rinchiuse’ nello studio con caffè in abbondanza e qualche biscottino semi dolce e… con il testo del PURT: si mise al lavoro. La prima ora la passò a dare un’ampia occhiata al documento con le modifiche avvenute nel frattempo [3] e già così, a prima lettura, trovò spunti di estremo interesse.

Dopo una doverosa breve pausa caffè ricominciò a rileggere per l’ennesima volta il testo dell’Allegato A non cronologicamente ma recuperando i sensi e i significati, che si era appuntato, partendo dai quali pensava di poter meglio specificare questa incompatibilità-compatibilità tra uso terapeutico e altri usi. Comunque ora aveva un valido alleato per la comprensione del tutto: IL PURT o almeno un punto fermo di riflessione.

 

Il primo punto di interesse nell’Allegato A lo aveva evidenziato all’inizio, nella normativa di riferimento da cui derivano le norme ivi contenute. Si trovava scritto all’interno del Titolo IV.

  •  “Norme per la gestione mineraria della risorsa termale” del citato PURT, l’art. 25 disciplina la produzione e l’utilizzo dei fanghi termali, stabilendo che: “Non è ammessa la variazione dell’utilizzazione della risorsa idrotermale per le concessioni minerarie accordate al solo fine della produzione di fanghi termali. L’utilizzazione del materiale prodotto deve avvenire entro l’area del comprensorio termale euganeo”

Anche da ciò si evinceva che era il PURT, quindi una legge regionale, che impediva altro tipo di uso, se non quello terapeutico, per una concessione mineraria ottenuta a questo scopo, valeva l’equazione: acqua termale = produzione di fanghi = non uso geotermico. La specifica forse non risultava chiara però a lui sembrava che: l’acqua della coltivazione della concessione (pozzo?) era data solo per la produzione dei fanghi termali.[4] Si ricordò che una volta parlando dell’argomento con Antonio e Giuseppe gli dissero che il PURT fu scritto sotto la paura di un iperconsumo dell’acqua termale e sopravalutando il pericolo (ma non fu solo questa la ragione gli dissero), si diede vita ad un piano di gestione e salvaguardia (utilizzo) più che di sviluppo. Ma oggi era ancora così? I ragionamenti di allora, già limitanti, potevano essere sostenuti anche oggi? Vi era un’altra ratio?

Stando a questa interpretazione qualsiasi uso diverso dalla produzione dei fanghi sarebbe vietato! Naturalmente guardò l’articolo 25 nel PURT e, così sembrava essere.

La curiosità lo portò a rileggere altri articoli del PURT e la logica che vincolava l’uso geotermico dell’acqua termale apparve chiara all’articolo 22:

  • Ai fini della salvaguardia della risorsa termale, la quantità massima di acqua utilizzabile da ogni stabilimento è fissata, salvo diversa determinazione della Giunta Regionale, in litri 300/minuto primo fino a 8 camerini e litri 40/minuto per ogni ulteriore camerino per la durata di effettiva apertura di ogni esercizio

 Quindi l’uso specifico dell’acqua termale e la relativa quantità utilizzabile era definita quale necessità per la fangoterapia con relativi camerini.

 

Lasagna fece una pausa di riflessione e una lampadina si accese nel suo cervello la dove ci sono gli occhi. Si ricordò che tra le tante cose lette in quel periodo vi era  anche la Legge regionale 20 marzo 1975, n. 31[5] NORME PER LA SALVAGUARDIA DELLE RISORSE IDROTERMALI EUGANEE E PER LA DISCIPLINA DELLE ATTIVITA’ CONNESSE, quella che aveva dato vita al PURT.

La cercò tra le carte, non era proprio in evidenza, la prese i mano, la lesse velocemente e… come ricordava all’articolo 8 stava scritto chiaramente:

  • I titolari delle concessioni che alimentano gli stabilimenti termali non devono edurre acqua per scopi diversi da quello terapeutico e non devono superare i quantitativi strettamente necessari per la maturazione, rigenerazione del fango e per l’effettuazione delle cure idrotermali, secondo quanto previsto dagli artt. 9 e 12 della presente legge.

 Si chiarirono cosi immediatamente una serie di collegamenti legati ad altri parametri sanitari che aveva ipotizzato e che sicuramente andavano ad impattare con la gestione dello stabilimento termale, nel quale si potevano svolgere anche altre attività, ma l’acqua era solo per la fangoterapia che naturalmente doveva essere riconosciuta dal Servizio Sanitario Nazionale come curativa e così è (almeno allo stato delle cose). Era ovvio che se così non fosse stato, cioè riconosciuta come curativa, non lo sarebbe e quindi non potrebbe essere usata… a fini curativi!

Gli tornò a mente la domanda già più volte passata nel suo cervello:

Ma allora quali erano stati i chiarimenti (peraltro non specificati) richiesti alla Regione sull’uso del calore che avevano prodotto la necessità della delibera e dell’Allegato A? Dove stavano i dubbi? La cosa era chiara: l’acqua termale serviva solo per la produzione dei fanghi. Quindi?”

Da come aveva scritto nei suoi appunti, tre erano le questioni a cui la delibera e l’allegato dovevano rispondere in relazione all’uso dell’acqua termale:

– estrazione di sali

– gestione del parametro temperatura

– utilizzo delle acque di risulta

 

Riprese la lettura dell’allegato ma, guardando distrattamente l’orologio, vide che erano le 18,30, forse un po’ presto per la cena ma non certo per pensarci. Prese il telefono e prenotò per il domicilio due piadine normali – formaggio + prosciutto cotto e + prosciutto crudo a parte-, con una Menabrea da 60 cl.

Ora si sentiva più tranquillo e passò direttamente al capitolo Gestione del parametro temperatura presente nell’Allegato A saltando quello relativo all’Estrazione dei Sali che tuttavia alla prima lettura gli era risultato interessante ma non attinente alla semi-indagine, lo avrebbe potuto riprendere in altro momento.

 

Gestione parametro temperatura.

Questo era il titolo di un capitolo dell’Allegato A e partiva dalla considerazione che:

  • Le risorse idrotermominerali sono caratterizzate, in particolare nel bacino termale euganeo del BIOCE, dall’avere all’origine temperature anche nell’ordine di 70-80 °C a bocca pozzo. Tali temperature non consentono l’utilizzo diretto a scopo terapeutico della risorsa se non previo abbassamento della temperatura medesima a valori accettabili per il paziente. Ciò nonostante, allo scarico, dopo l’utilizzo curativo, si possono rilevare, qualora non siano effettuati interventi di abbattimento, temperature ancora elevate, nell’ordine di 30-40 °C, che richiedono ulteriori processi di dissipazione del calore termale.

Ricordò il pensiero di Falcone-Borsellino di seguire la traccia del valore e lui, oramai, l’aveva individuata nella fangoterapia e nel rapporto acqua termale-maturazione del fango. Quello era il perno del PURT e della legislazione da cui era scaturito: la fangoterapia. Notò la presenza di una ‘visione vecchia della fangoterapia’ su quanto scritto relativamente alla temperatura “previo abbassamento della temperatura medesima a valori accettabili per il paziente”. In realtà prima del paziente vi era una cosa molto più importante la nascita dei micro organismi (visibilmente indicate dalle alghe (verdastre) del fango maturo) che determinano la funzione antidolorifica del fango e che si formano e vivono tra i 40/45 gradi… poi eventualmente veniva il paziente.

L’allegato continuava con:

  • Occorre, quindi, razionalizzare ed ottimizzare l’utilizzo del calore termale che andrebbe disperso nel corso dei processi di utilizzo termale e di migliorare la qualità ambientale degli scarichi dagli stabilimenti. Per tutto ciò, anche a tutela dei prevalenti interessi pubblici correlati alla risorsa mineraria, va quindi stabilito e prescritto che: 

Il Commissario non credeva a quello che leggeva: cosa vuol dire ottimizzare l’utilizzo del calore? Esiste forse in calore senza l’acqua? Gli appariva chiaro che il calore dipende a parità di temperatura, dalla quantità di acqua, poca acqua poco calore disperso, tanta acqua tanto calore disperso. Quanto è il calore disperso per una cattiva gestione dell’acqua termale nel BIOCE? Dove avveniva e come? Solo negli alberghi o anche prima nella distribuzione?  Questo era il problema. E ancora: tutta la quantità di acqua autorizzata per ogni singolo albergo andava a scopi curativi o serviva ad altro o, in poche parole, forse che con il PURT si era data agli alberghi più acqua di quella prevista dalle prescrizioni legislative e cioè: quella necessaria per la fangoterapia andando contro la  stessa Legge di Salvaguardia del bacino da cui scaturiva il PURT.?

Poi quel richiamo agli interessi pubblici in modo demagogico quando la legislazione regionale e la gestione concreta sul BIOCE era tutta concentrata sull’estrema  privatizzazione della gestione termale grazie al fatto che il pubblico, in prima persona e primo responsabile, non rispettava se stesso, la sua dignità, ignorando i dovuti controlli e non applicando per primo le leggi peraltro già ambiguamente impostate; a dirla fino in fondo, tutto questo lo nauseava… ma lui stava facendo una semi-indagine personale quindi non poteva permettersi che una personale semi-nausea con buona pace delle volanti e relative non semi-sirene; tuttavia la sua tentazione era quella di urlare a squarcia gola: IN GALERA. Aveva ben presente la sua semi-indagini sugli scarichi termali nelle fognature di Abano e Montegrotto, ma non solo, e si chiedeva… ma di che qualità ambientale state parlando?

Un goccio di caffè, un biscottino-semi dolce e mezzo bicchiere d’acqua acquietarono il mulo facendolo ridiventare felpato: riprese la lettura.

  • Per tutto ciò, anche a tutela dei prevalenti interessi pubblici correlati alla risorsa mineraria, va quindi stabilito e prescritto che:
  • sono consentiti prima e durante l’utilizzo curativo terapeutico, ed anche dopo tale utilizzo per le acque di risulta, specificate in seguito, e prima dello scarico finale, i processi di dissipazione/recupero del calore termale per la riduzione della temperatura della risorsa, che possono avvenire con auspicabili processi di recupero termico, mediante:
  • apparecchiature per lo scambio termico;
  • vasche di dissipazione adiacenti allo stabilimento termale, eventualmente strutturate anche come piscine aperte al pubblico, previo espletamento degli adempimenti sanitari in merito all’utilizzo e ponendo in evidenza la scritta: “PISCINA CON ACQUE NON TERAPEUTICHE”;
  • altre modalità consentite dalla Regione.

Sobbalzò di scatto pensando: “Vasche di dissipazione? Dissipare il calore? Ma di cosa parlano? Ma non lo devono utilizzare e non dissipare ( disperdere)?”Non li risultava che nelle piscine degli alberghi vi fossero piscine chiuse al pubblico e piscine aperte al pubblico con scritto “Piscine con acqua non terapeutiche.” Due tipi di piscine?

Prese in mano il telefono e chiamò Giuseppe il quale riconoscendo il numero sul cellulare prontamente rispose.

“Agli ordini Commissario, cosa succede?”

Lasagna lesse il pezzo dell’allegato e disse: “Ma cosa vuol dire di cosa stanno parlando?”

Giuseppe con tono ironico e pacato disse:

“Solo ipocrisia, così la penso. Non perda tempo Commissario ad approfondire troppo, legga e tenga presente il tutto quando discuteremo sullo schema concreto di utilizzo dell’acqua termale così come avviene in un albergo. Allora vedremo come stanno le cose e potremo meglio valutarle. Ah! Dimenticavo, domani mattina abbiamo concordato con Al-fredo un altro sopraluogo all’apparato dì gestione dell’acqua termale dell’albergo.”

Lasagna ringraziò e si rasserenò anche se non era facile per lui soprassedere ma, in fin dei conti, per ora era importante comprendere che tutta la gestione termale era relativa alla gestione del fango e non ad altre cose. Era (uno) il fango, (due) i suoi elementi organici, (tre) che permetteva di definire terapeutica e (quattro) quindi riconosciuta la capacità curativa, (cinque) cura che aveva come uno degli elementi fondamentali l’acqua termale, quella utile alla maturazione del fango e (sei) doveva essere ufficialmente riconosciuta. A volte vedere il mondo con la testa all’ingiù risulta utile e dimostra che la matematica è un’opinione, utile, ma opinione.

Stava riflettendo su questo quando udì squillare il campanello del portone d’ingresso, si sorprese, ma, accorgendosi che l’orologio segnava quasi le 19,30 capii che le piadine erano arrivate.

 

Si sedette a tavola per la piadinesca cena.

Menabrea, televisione per i telegiornali a gogò, due o meglio tre dita (forse anche più) di Nardini con sufficiente ghiaccio su un bicchiere largo e uno sguardo ai programmi serali-notturni delle varie televisioni e, consonanza per consonanza, vide che sarebbe stato proiettato in una televisione privata un film che aveva dimenticato, un spaghetti western Doc.; I Quattro dell’Ave Maria con Bud Spencer, Terece Hill, Eli Wallach e Brook Petters, da non perdere. Era programmato per le 23,20… forse ce la faceva a vederne almeno una parte se si fosse messo subito al lavoro, e così fece.

 

Riprese quindi rapidamente la lettura dell’Allegato A nella sua seconda parte riguardante la Gestione parametro temperatura. Stava scritto:

 

  • trattandosi principalmente di abbassamento di temperatura per finalità ambientali e di recupero dell’energia termale, i suddetti processi si configurano come miglioramento del parametro temperatura termale e dello scarico e non necessitano di autorizzazioni di natura geotermica e/o mineraria, ma si fa obbligo di comunicare tale utilizzo secondario alla Direzione regionale Geologia e Attività Estrattive e, per le attività che ricadono all’interno del BIOCE, alla Gestione Unica del bacino medesimo.

 

Quando lesse questo, lo fece ben per tre volte, immediatamente parti un potente pugno che si scaricò sull’innocente scrivania con la logica conseguenza che matite, gomme e altre cose ivi presenti volarono via. Si racconta che tutto il condominio abbia sentito in quel momento una vibrazione. Fortunatamente il buon Padre Leopoldo stava ‘per caso’ vegliando su di lui e così gli impedì di pronunciare un’ espressione ingiuriosa (quella che da noi definiamo come ‘saraca’) che il primo a inorridire nel sentirla sarebbe stato lo stesso buon Padre Leopoldo anche se, alla fine l’avrebbe sopportata vedendone le giuste ragioni e poi… “quando ci vuole ci vuole!”, ma… permettergli di pronunciarla proprio non lo poteva fare!. È vero che si pecca anche con il pensiero ma almeno non viene sentito.

Lasagna era arrabbiato per quello che stava scritto e non capiva il perché fosse stato scritto coaì. Tornò in cucina a curiosare nel frigorifero quasi a cercare qualcosa che lo distraesse, fece diversi giri attorno alla tavola gironzolò per l’appartamento e questo rituale lo rifelpò, riprese lo studio del documento. Gli tornarono alla mente i vari documenti e leggi lette in quei mesi e alla fine trovò una sua spiegazione a quelle frasi che erano alla base del marasma legislativo in cui veniva a trovarsi il BIOCE e i suoi operatori termali.

Avrebbe voluto continuare la lettura ma, nonostante la rifelpatura non era più nelle condizioni di portare avanti una serena lettura dei testi. Penso quindi fosse meglio sospendere il tutto, prepararsi alla vista del film I Quattro dell’Ave Maria e di riprendere il lavoro la sera seguente.

Così fece.

 

 

[1] Per il testo dell’Allegato A clicca QUI.

[3] Per il testo del PURT, cliccare QUI’.

[5] Per il testo della legge clicca QUI’.

 

Ci vediamo martedì prossimo

con

NEL 1919